| Aron WIESENFELD - EARLY (2008) http://www.aronwiesenfeld.com/paintings/Early.html |
Ogni temporale compie un incesto.
E' il tuono, mascolino e prepotente, guerriero roboante e fanfarone, veterano ferito e mutilato disperato, in cerca, sulla terra, del suo bottino riparatore.
O il dardeggiante giavellotto della vampa ch'elettrica accende di lampi la volta celeste.
Prede preferite son le giovani inesperte creature.
S'insinua, il martellante batacchio, che risuona per gli spaz'infiniti, violento e indifferente, nella vergine piega della terra che, vana, tenta d'opporrsi.
E senza urla, nè lacrime, alfine, cede tremante.
E s'arrende.
Conoscendo, così, il peccato originale.
L'offesa che la voce straziante del cielo infligge alle sue creature.
Nulla può, tenerezza.
Il verde germoglio nascosto sotto le labbra rosate del solco trema.
Impotente.
Forza, lo sovrasta, a cui non è dato resistere.
E' la profumata pelle zuccherosa della gemma, insicura, ancora, sul suo pendulo ramo, appesa, incerta, alla vita, prim'ancora di conoscer l'amore, costretta al martirio.
Non v'è di santità consolazione, nel mondo.
Quelle son illusioni dell'uomo, povera bestia, ch'abbisogna di meste menzogne.
Ma v'è anche il piacere a turbar il quieto scorrer dei giorni.
La vecchia, rugosa, polvere secca, che ricopre, coltre barbuta, la glabra crosta dei viali delle città impaurite dal sole che picchia come un ossesso titano, sta lì, lubricamente distesa ad attender il primo arrembante assalto d'amore del temporale che rompe l'estate.
Stanca, dall'attesa stremata, vegliarda esperta d'amore, pubblicamente espone le sue oscene cosce pelose, le larghe natiche aperte, il suo sconcio sesso assetato.
Sta lì.
Battona, a chieder al primo che passa:
"Prendimi, son tua.
Non voglio in cambio null'altro che suggere il succo tuo, goccia di linfa, estratto d'essenza vitale".
E quello, il tuono, che tromba rumoroso prim'ancora ch'il temporale sgoccioli sugosi scrosci sinuosi, neanche ci pensa.
Nudo, mostra la sua tempra possente.
E lordo muove le flaccide carni distese.
Poi, distratto da chissà quale altra partita lontana, s'allontana, lasciando intatte le voglie dischiuse, disfatte.
Madidi gemiti rochi s'odono in cielo, in quei momenti d'intensi spasmi di voluttà negata d'imperio.
Finchè giunge, infine, a liberar la tensione che smorfia la terra, il gran cavaliere che porta la pioggia, coi rullanti zoccoli duri e l'asta indurita del giavellotto che squarcia le nubi.
Geme allora la terra.
E su di essa, l'amplesso dilaga dal cielo.
E v'è anche un piacere nascosto.
Del giovane giunco disteso che beve la pioggia, dopo il grande spavento del grande frastuono del banditore rombante ch'annuncia tempesta.
E' inesperto di fronte alla vita.
L'innocenza è pallida, tenera, lieve carezza che sfiora, tremante, il desiderio che si protende fuor dal mistero.
E' curiosità.
Impacciati movimenti imbevuti d'ignota tensione.
Correnti che scorrono impetuose dove l'occhio non può giungere a dare sollievo, nè il pensiero, nè ancor l'esperienza del corpo maturo.
E' la pura forza della natura che s'apre, senza sapere, ancora, di colpe, tradimenti, peccati.
E' l'innocenza che s'impone sul mondo macchiato dell'uomo.
Per una volta soltanto, per quella volta e mai più, potrà ancor farlo con tanto ardore sublime.
La nervosa tensione si scioglie man mano ch'il corpo cerca, scopre, obbedisce alle voglie nascoste sotto il virgineo velo nuziale.
Il rosso manto del sogno nascosto nel cuore s'espande e bagna lo stelo del giovane giunco.
Il flessuoso corpo si flette, sovrastato dall'impeto d'ignote sensazioni impreviste.
Una sconosciuta volontà si scopre posta al centro del ventre.
Irresistibile, prend'ella il comando.
Il giunco si tende.
Tocca il cielo.
E' immenso, infinito.
Il cosmico arco d'amore unisce la bambina che donna, ormai, s'è fatta, irresistibile Diana celeste, e l'eterno flusso ancestrale della linfa che scorre di madre in figlia, dall'inizio dei tempi.
Il sempre ha preso, ormai, il posto del mai.
Ogni cosa, ora, è finalmente al suo posto.
La frutta matura.
La man che senza peccato la colse.
Guidata dalla fame insaziabile che sospinge la rotazione innocente dei mondi.
L'incolpevole flusso lunare, che tinge, a cadenza, la sua faccia, a volta, di sangue e, a volta, d'amore.
Ogni cosa, adesso, è finalmente posta al suo posto.
Così pensava, senza saperlo, il corpo del giovane giunco che, intanto, si stava specchiando, alto e diritto, nella luce che brillava negli occhi del suo fiero principe azzurro.
Ogni cosa ora, è messa finalmente al suo posto.
Pensava Charlie, che guardava, felice, ma senza capire.
Guaiva, scodinzolando la sua coda di cane randagio.
Aveva trovato i suoi amici col cuore smarrito, sperduto, perso nell'atro, vuoto, terrore.
Ma ora, finalmente, ogni cosa era stata messa al suo posto nel mondo.
Si, ogni cosa, ora, è stata messa al suo posto dalla mano del cielo.
Questo pensava, col cor sollevato, il celeste principe azzurro, aggiustandosi un pò, con la man sollevata, la lunga chioma canuta ancora discinta che, a dire il vero, pareva sempre quella d'un vecchio.
Il ciel l'ha voluto.
Il temporale.
La ghiaccia paura.
Il salto nel vuoto.
L'abisso.
Il desiderio.
Il corpo ferito.
L'amore.
Cavalier, alfin, vincitore.
E' la vita che uccide la morte.
Così, quella famiglia, resa sacra dal cielo, principiò a camminare nel mondo, lasciandosi dietro, morte, le spoglie di due umane apparenze.
Cosa faranno, ora, andandosene libere in giro, ancor non si sa.
Forse non è neanche importante.
Le avventure finiscono dove la vera vita comincia.
Il mistero sta sempre nascosto, acquattato, dietro un'immobile attesa.
E la vita, la vita, il suo mistero, non stanno spesso nascosti dietro un'immobile, insignificante, esistenza in attesa?
E non è meraviglioso scoprir cos'è che vive nascosto dietro questo immenso mistero?
L'intervento del cielo può, a volte, finire per esser provvidenziale.
Come s'è visto, lo fu, quella volta, nella piccola, immobile, città che giace ancora laggiù.
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